Le stelle e la loro storia - Il catalogo di Tolomeo
Le 4 stelle di Dante
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Dante - Divina Commedia - Purgatorio Canto 1
...
19	Lo bel pianeto che d'amar conforta 
20	faceva tutto rider l'oriente, 
21	velando i Pesci ch'erano in sua scorta.

22	I' mi volsi a man destra, e puosi mente 
23	a l'altro polo, e vidi quattro stelle 
24	non viste mai fuor ch'a la prima gente. 

25	Goder pareva 'l ciel di lor fiammelle: 
26	oh settentrïonal vedovo sito, 
27	poi che privato se' di mirar quelle! 
Dante - Divina Commedia - Purgatorio Canto 8
...
85	Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo, 
86	pur là dove le stelle son più tarde, 
87	sì come rota più presso a lo stelo. 

88	E 'l duca mio: "Figliuol, che là sù guarde?". 
89	E io a lui: "A quelle tre facelle 
90	di che 'l polo di qua tutto quanto arde". 

91	Ond'elli a me: "Le quattro chiare stelle 
92	che vedevi staman, son di là basse, 
93	e queste son salite ov'eran quelle". 

Questi versi posti nel canto iniziale del Purgatorio hanno fatto scorrere molto inchiostro; molti lettori leggendo di queste quattro splendide stelle pensano alla Croce del Sud, una delle più conosciute costellazioni dell'emisfero australe, e si stupiscono che Dante, che certo non aveva mai navigato per i mari del sud, la conoscesse. Non mancano i fantasiosi che si lanciano nelle più strampalate speculazioni su questa ipotesi.

In verità, se ci si limita al testo di Dante e ai fatti storici non c'è in questi versi nulla di misterioso. Innanzitutto Dante parla genericamente di quattro stelle brillantissime in prossimità del polo sud australe, e non dice nulla sulla loro disposizione (allineate, a quadrato o altro). Nel canto ottavo poi Dante accenna ad altre tre stelle situate dalla parte opposta rispetto al polo sud celeste. Che le quattro stelle del primo canto possano essere quelle oggi note con il nome di Croce del Sud è molto dubbio per diversi motivi.

Le quattro stelle della Croce del Sud erano note sin dall'antichità anche se non come costellazione a sè stante; erano infatti facilmente visibili dall'Africa del Nord e in particolare da Alessandria d'Egitto che fu per secoli il principale centro scientifico-culturale del mondo antico. E Tolomeo, che viveva ad Alessandria, le elenca nel suo catalogo tra le stelle del Centauro con il nome di piedi del Centauro, comprendendovi anche Alfa e Beta Centauri; i Romani chiamavano queste stelle il Trono di Cesare.

Solo ai tempi delle scoperte geografiche il navigatore Andrea Corsali volle con un po' di fantasia vedere in quelle quattro stelle a forma di aquilone, il simbolo cristiano della croce; e solo due secoli dopo, nel 1679 l'astronomo Augustine Royer ritagliò quelle stelle dalla costellazione del Centauro creando la nuova costellazione della Croce del Sud. Questa costellazione pur essendo la più piccola del cielo stellato era da tempo divenuta il punto di riferimento dei navigatori dei mari australi e ancora oggi compare sulle bandiere di alcuni paesi australi: Australia, Nuova Zelanda, Papua-Nuova Guinea e Samoa.

D'altra parte la maggior parte dei commentatori della Commedia vedono in queste quattro stelle una allegoria delle quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza, così come le tre stelle del canto VIII starebbero per le tre virtù teologali. Ma questo è tutto un altro discorso e non è per nulla in conflitto con le ipotesi astronomiche. Dante potrebbe benissimo aver usato stelle reali come allegoria, proprio come nel canto I dell'Inferno usa per fini allegorici animali reali come il leone, la lonza e la lupa.

Restano allora in piedi fondamentalmente due ipotesi:

  1. Dante si riferiva a stelle reali elencate nel catalogo: Dante, sempre molto attento alle questioni astronomiche, aveva consultato il catalogo di Tolomeo, vi aveva individuato un gruppo di 4 stelle e uno di 3 stelle in posizione opposta rispetto al polo sud celeste e le aveva usate come allegoria delle virtù. Che però le prime 4 stelle siano proprio quelle che oggi chiamiamo Croce del Sud appare poco probabile perché in posizione opposta rispetto al polo c'è solo la costellazione del Tucano formata da stelle molto deboli: la più luminosa ha magnitudine 2.86. E ci sono nell'emisfero sud stelle più luminose come Canopo e le ricordate Alfa e Beta Centauri.
  2. Dante ha inventato sette stelle nella invisibile zona circumpolare: Dante, sapendo che il catalogo di Tolomeo comprendeva solo stelle al di sopra dei -60┬░ di declinazione e che vi mancavano le stelle più a sud, quelle invisibili da Europa e Mediterraneo (ovvero ... Non viste mai fuor ch'a la prima gente) ha immaginato che in questa zona proibita del cielo intorno al polo australe splendessero sette brillantissime stelle divise in due gruppi opposti di 4 e 3 e le ha usate per la sua allegoria teologica. Oggi possiamo dire che la sua immaginazione aveva fallito, astronomicamente parlando s'intende; infatti intorno al polo australe ci sono solo stelle molto deboli, appena visibili, e non c'è nulla di equivalente alla Stella polare o all'Orsa maggiore.

Non essendo possibile risuscitare Dante per sottoporlo ad un'intervista in proposito, la questione resta ovviamente indecidibile in via definitiva. Parlando in termini di verosimiglianza la seconda ipotesi sembra decisamente la più credibile. In particolare la frase Non viste mai fuor ch'a la prima gente depone fortemente a suo favore. Se Dante avesse inteso riferirsi a stelle conosciute ed elencate nei cataloghi stellari non avrebbe usato questa espressione. E osservando una carta del cielo australe è pressoché impossibile individuare due gruppi di 4 e 3 stelle brillanti in posizione simmetrica rispetto al polo sud.

Inoltre Dante dice di vedere le tre stelle sono là dove le stelle son più tarde, sì come rota più presso a lo stelo e cioè molto prossime al polo sud che è appunto il punto d'incontro della volta celeste con l'asse di rotazione della Terra (lo stelo) e questa frase sembra confermare ancor di più la seconda ipotesi.

In conclusione, con buona pace di quanti vogliono vederci la Croce del Sud, sembra assai poco probabile che le quattro stelle dantesche si riferiscano a questa costellazione.

Paradossalmente sono stati piuttosto i primi navigatori dei mari del Sud che, suggestionati dai versi di Dante che ben conoscevano, hanno creduto di riconoscere in quelle quattro stelle quelle immaginate da Dante, e hanno di fatto inventato una nuova costellazione. Insomma Dante sembra essere stato l'involontario ispiratore della Croce del Sud!


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